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SRL inattiva: tenerla aperta o chiuderla?

Pubblicato il 6 min di lettura

di Damiano, fondatore di srls.ai

Una SRL ferma, con zero fatturato e zero movimenti, costa circa 570 euro l'anno di sole voci obbligatorie, e continua a costarli finché qualcuno non la chiude. Chiuderla costa tra 1.700 e 2.700 euro una volta sola.

Il punto di pareggio è quindi tra i tre e i quattro anni. La regola pratica che ne discende: se pensi che entro tre anni la società tornerà a produrre reddito, tenerla ha una logica economica. Se sai che non tornerà, ogni anno di attesa è denaro che esce senza contropartita.

E soprattutto: una società dormiente non si cancella da sola. Non decade, non scade, non si estingue per disuso. Continua a esistere, a generare obblighi e a maturare sanzioni per chi non li rispetta.

Cosa resta dovuto a zero fatturato

Questo è il punto che sorprende quasi tutti. Il fatturato zero non riduce quasi nulla, perché la maggior parte dei costi di una società non dipende da quanto incassa ma dal fatto che esiste.

Voce Importo annuo Dipende dal fatturato?
Diritto annuale CCIAA 100 - 120 no
Tassa CC.GG. libri sociali 309,87 no
Deposito del bilancio (diritti + bollo) 127,50 no
PEC della società 5 - 40 no
Firma digitale dell'amministratore 25 - 80 no
Totale incomprimibile ~570 - 680

A questi si aggiunge il tempo, o il costo, di redigere comunque il bilancio, il verbale di approvazione, il modello Redditi SC e il modello IRAP. Un bilancio a zero è veloce da fare, ma va fatto, approvato e depositato con le stesse scadenze di sempre: approvazione entro 120 giorni, deposito entro 30 giorni dal verbale.

Due dettagli che pesano più di quanto sembrino.

Il diritto camerale non si fraziona. È dovuto per l'anno intero anche se la società resta iscritta un solo giorno di quell'anno. Non esiste il pro-rata, e resta dovuto fino alla cancellazione effettiva, non fino a quando smetti di fatturare.

La tassa sui libri sociali da 309,87 euro resta dovuta uguale. È legata all'esistenza della società di capitali, non alla sua attività, e si paga anche in liquidazione. È da sola più della metà del costo annuale di una società ferma.

L'unica voce che effettivamente sparisce: se nell'anno non hai effettuato nessuna operazione, né attiva né passiva, la dichiarazione IVA annuale non è dovuta. Basta però una singola fattura di acquisto registrata per farla tornare obbligatoria. Redditi SC e IRAP, invece, si presentano comunque.

Cosa succede se semplicemente smetti di fare tutto

È la strada che molti imboccano per stanchezza, ed è la più costosa di tutte.

Il bilancio non depositato genera sanzioni ogni anno. L'art. 2630 c.c. prevede da 103 a 1.032 euro, aumentata di un terzo per l'omesso deposito dei bilanci, ridotta a un terzo se depositi entro i 30 giorni successivi. Nella prassi camerale si parla di circa 91,56 euro se sani entro 30 giorni e 274,66 euro oltre, per ciascun amministratore, e la sanzione si ripete per ogni bilancio mancante.

Le dichiarazioni omesse restano omesse. Oltre 90 giorni dalla scadenza non sono più tardive, e il regime sanzionatorio cambia registro.

Il diritto camerale non pagato finisce a ruolo, con la riscossione coattiva, e continua a maturare ogni anno.

E la società resta iscritta. La cancellazione d'ufficio dell'art. 2490 c.c. esiste, ma scatta solo per società che sono già in liquidazione e non depositano il bilancio per tre esercizi consecutivi: non è una via d'uscita per chi non ha mai avviato la liquidazione. Anche la procedura semplificata del DPR 247/2004 non aiuta, perché non si applica alle società di capitali.

Il risultato di "lasciare perdere" è quindi una società che esiste ancora, con debiti che crescono e un amministratore sanzionato più volte. È l'esito peggiore tra tutti quelli possibili.

Il conto del pareggio

Anni di inattività Costo di tenerla aperta Costo di chiuderla oggi
1 ~600 ~2.200
2 ~1.200 ~2.200
3 ~1.800 ~2.200
4 ~2.400 ~2.200
5 ~3.000 ~2.200

Il pareggio cade nel quarto anno, e da lì in poi tenerla aperta costa più che averla chiusa subito. Se il costo di chiusura nel tuo caso è più alto, perché il notaio ti chiede la parte alta della forbice, il pareggio si sposta di un anno.

Una precisazione sulla colonna di destra: chiudere l'anno prossimo non costa meno che chiudere oggi. Costa uguale, più un'annualità di costi fissi.

C'è però un fattore di calendario che conviene sfruttare: se avvii la liquidazione e la chiudi entro il 31 dicembre, paghi diritto camerale e tassa libri una volta sola. Se la liquidazione scavalca l'anno, li paghi due volte, cioè circa 430 euro in più. Per una micro società senza debiti la liquidazione può stare comodamente in quattro mesi: avviarla entro l'estate è la scelta che costa meno.

Quando invece tenerla aperta ha senso

Tre casi concreti, e sono casi reali, non consolazioni.

1. La riattivazione è già in agenda. Se c'è un progetto che parte entro dodici o diciotto mesi, riaprire una società costa più che tenerla ferma: rifare la costituzione significa notaio, iscrizione, apertura del conto e ricostruzione di tutti gli accessi telematici. Anche in una SRLS, dove l'atto è gratuito, si ricomincia con 629,87 euro di voci obbligatorie e diverse settimane di lavoro.

2. La società ha qualcosa che vale. Contratti in essere, un marchio registrato, una licenza, un credito da incassare, uno storico bancario. Sono asset che la liquidazione disperde o svende.

3. Ci sono perdite fiscali riportabili. Le perdite d'impresa si portano avanti e possono essere utilizzate contro utili futuri. Se la società ha accumulato perdite significative e c'è una prospettiva concreta di redditi futuri, quel patrimonio fiscale si azzera con la cancellazione. Vale la pena quantificarlo prima di decidere: è l'unico caso in cui tenere aperta una società ferma può valere molto più di 570 euro l'anno.

Due cose da controllare prima di decidere

Le società non operative. L'art. 30 della L. 724/1994 prevede un test di operatività che, se non superato, comporta l'obbligo di dichiarare un reddito minimo presunto e una maggiorazione IRES di 10,5 punti percentuali. Il test si applica su coefficienti calcolati sui beni della società: partecipazioni, crediti, immobili e altre immobilizzazioni. La liquidità sul conto corrente non genera ricavi minimi, quindi una società ferma che possiede solo un saldo bancario in genere non ha un problema. Se invece la società detiene immobili o partecipazioni, il tema è reale e va verificato prima, perché può trasformare una società "ferma e innocua" in una società che paga imposte su un reddito che non ha.

La posizione INPS dell'amministratore. Se c'è un'iscrizione alla gestione commercianti aperta, quella genera contributi fissi indipendentemente dall'attività, e vale molto più di tutte le voci di questo articolo messe insieme. Chiuderla è il primo intervento da fare, prima ancora di decidere sulla società.

La decisione, in tre domande

  1. C'è un progetto concreto entro tre anni? Se sì, tienila e metti in scadenzario gli adempimenti minimi, che sono pochi e vanno fatti tutti.
  2. La società possiede qualcosa che vale più di 2.000 euro? Contratti, marchi, crediti, perdite fiscali utilizzabili. Se sì, quantificalo prima di liquidare.
  3. Se entrambe le risposte sono no, chiudi, e chiudi entro l'anno solare in corso.

La cosa che non va mai fatta, in nessuno dei tre casi, è la quarta opzione: smettere di depositare e sperare che si risolva da sola. Non si risolve, e il conto cresce ogni dodici mesi.

Fonti

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