
La tua prima fattura elettronica: emetterla senza software a pagamento
Pubblicato il 7 min di lettura
di Damiano, fondatore di srls.ai
Non ti serve un software a pagamento. L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione tre strumenti gratuiti per emettere fatture elettroniche: la procedura web nel portale Fatture e Corrispettivi, un software stand-alone per PC e l'app FatturAE. Sono spartani, ma producono XML validi e li trasmettono allo SdI.
Prima di emettere, però, ci sono quattro cose da sapere che i software non ti spiegano e che generano la maggior parte degli scarti: il nome del file, i 12 giorni di termine, la natura IVA per i clienti esteri e il bollo sopra 77,47 euro.
La più insidiosa è la prima, perché l'errore è permanente: il progressivo nel nome del file deve essere univoco per sempre, non per anno.
Il nome del file: l'errore che non si recupera
Il formato è IT<identificativo>_<progressivo>.xml.
Il progressivo è alfanumerico, massimo 5 caratteri, e deve essere univoco per sempre. Un nome già usato viene scartato con il codice 00002 anche a distanza di anni.
Questo ha una conseguenza pratica che sfugge quasi a tutti: se conti in decimale hai solo 99.999 combinazioni, e sono finite per sempre. Le specifiche non richiedono una progressione stretta, quindi conviene contare in base 36 (cifre più lettere), che porta lo spazio a oltre 60 milioni di combinazioni.
Da non confondere: il progressivo nel nome del file è una cosa, il numero della fattura dentro il documento è un'altra. Il numero della fattura segue la tua numerazione commerciale e riparte pure ogni anno se vuoi. Il nome del file no.
I termini
| Situazione | Termine |
|---|---|
| Fattura immediata | 12 giorni dall'operazione |
| Fattura differita | entro il 15 del mese successivo |
| Fattura scartata | ritrasmettere entro 5 giorni |
| Operazioni passive dall'estero | entro il 15 del mese successivo |
Un dettaglio che confonde: il campo Data della fattura porta la data dell'operazione, non quella dell'invio. Se emetti il 20 per un'operazione del 10, la data resta il 10 e sei nei termini perché hai dodici giorni.
Se lo SdI scarta, la fattura si considera mai emessa. La correggi e la ritrasmetti entro cinque giorni con lo stesso numero e la stessa data (circolare 13/E del 2 luglio 2018), ma con un nome file diverso, perché quello vecchio è ormai bruciato.
Firma: non serve
Per le fatture verso privati e aziende (B2B e B2C) la firma elettronica non è obbligatoria. Le specifiche tecniche dell'Agenzia sono esplicite: il Sistema di Interscambio gestisce sia fatture prive di firma sia fatture firmate.
È obbligatoria solo verso la Pubblica Amministrazione.
Per una SRL che vende servizi a privati e aziende questo significa: mandi un .xml non firmato e ti risparmi completamente la gestione dei certificati. È una semplificazione notevole che parecchi si perdono.
La natura IVA per i clienti esteri
Qui si concentra il maggior numero di errori, ed è anche il caso più frequente per una società digitale.
| Cliente | Natura | Codice destinatario | Nota |
|---|---|---|---|
| Azienda italiana | imponibile 22% | codice a 7 caratteri o PEC | |
| Azienda UE (B2B servizi) | N2.1 | XXXXXXX |
serve INVCONT in AltriDatiGestionali/TipoDato |
| Azienda extra-UE | N2.1 | XXXXXXX |
niente INVCONT |
| Privato UE (servizi digitali, regime OSS) | N7 | sopra la soglia di 10.000 euro |
Due precisazioni sulla natura, perché gli errori sono sempre gli stessi:
- N2.1, non N6. La N6 è il reverse charge interno, cioè operazioni tra soggetti italiani. Per i servizi verso l'estero non c'entra nulla.
- Per i clienti UE B2B la partita IVA va validata su VIES e la validazione va conservata. Se il cliente non è a VIES, non è un soggetto passivo ai fini di questa regola, e il trattamento cambia.
Sulla stringa INVCONT per i clienti UE: è una richiesta della Guida alla compilazione dell'Agenzia, e vale solo per l'Unione europea. Per gli extra-UE non va messa.
Il bollo da 2 euro: la trappola dell'estero
Il bollo di 2 euro è dovuto quando la somma dei PrezzoTotale delle righe con natura N2.1, N2.2, N3.5, N3.6 o N4 supera 77,47 euro.
Guarda bene quell'elenco: c'è dentro N2.1, che è esattamente la natura che usi per i clienti esteri.
Quindi una fattura di servizi sopra 77,47 euro a un cliente estero paga il bollo, e questa è la cosa che sfugge più spesso a chi ha molti clienti fuori dall'Italia. Non è una somma grande, ma su decine di fatture l'anno diventa un accumulo di irregolarità.
Come si gestisce:
- si dichiara in fattura con
DatiBollo/BolloVirtuale = SI; - si versa per trimestre, codici tributo 2521-2524;
- se lo riaddebiti al cliente, la riga va in fattura come esclusa ex art. 15 (natura N1), non semplicemente sommata al totale.
L'Agenzia espone nel portale due elenchi: l'Elenco A con le fatture in cui hai già dichiarato il bollo, e l'Elenco B con quelle in cui l'Agenzia ritiene che il bollo sia dovuto ma tu non l'hai indicato. L'Elenco B è modificabile dal contribuente, e vale la pena controllarlo: se lo lasci com'è, rischi di pagare bollo su fatture che non lo devono.
Come trasmettere senza intermediario
Due strade, entrambe gratuite:
Dal portale Fatture e Corrispettivi. Carichi l'XML a mano nel riquadro "Fatturazione elettronica e Conservazione". Limite: 5 MB per file. Ricorda che la società non ha credenziali proprie: entri con le tue e usi "Cambia utenza".
Via PEC. Mandi il file a sdi01@pec.fatturapa.it. Funziona senza alcun accreditamento, ed è la via più semplice in assoluto per chi emette poche fatture.
Se invece emetti molte fatture e vuoi automatizzare, servono canali accreditati (web service o SFTP), che richiedono IP statico, endpoint sempre disponibile, certificati e superamento di una suite di collaudo. Non è una strada sensata per una micro società: si usa un provider.
Ricevere le fatture passive: il passaggio da fare una volta
C'è una configurazione che risolve per sempre il problema dei fornitori che sbagliano il codice destinatario.
Nel portale Fatture e Corrispettivi, alla voce "Registrazione dell'indirizzo telematico", indichi il codice destinatario o la PEC dove vuoi ricevere. Da quel momento lo SdI consegna lì tutte le fatture passive della tua partita IVA, a prescindere da cosa scrive il fornitore in fattura.
Senza questa registrazione, le fatture dei fornitori che indicano 0000000 o un codice sbagliato finiscono "a disposizione" nel cassetto fiscale, e tipicamente nessuno se ne accorge per mesi.
I codici speciali da riconoscere: 0000000 significa nessun canale registrato, XXXXXXX significa controparte estera.
Le versioni, spiegate una volta per tutte
Girano tre numeri diversi e vengono continuamente confusi. Sono tre cose diverse, tutte vere:
| Cosa | Versione | Da quando |
|---|---|---|
| Formato di trasmissione | FPR12 | invariato dal 2018 |
| Schema XSD della fattura ordinaria | 1.2.3 | 1/4/2025 |
| Specifiche tecniche (Allegato A) | 1.9.1 | utilizzabili dal 15/5/2026 |
Il punto che conta: la versione 1.9.1 non tocca lo schema XSD. Il suo changelog aggiunge un nuovo controllo e aggiorna le procedure di accreditamento dei canali. Chi scrive che "dal 15/5/2026 le fatture con schema 1.9 vengono scartate" ha confuso la numerazione delle specifiche con quella dello schema: il file XSD è lo stesso.
Se usi gli strumenti dell'Agenzia o un provider, tutto questo è trasparente. Serve solo se generi l'XML per conto tuo.
Se l'XML te lo generi da solo
Due trappole tecniche che costano ore a chi scrive un parser o un generatore:
Lo XSD non dichiara elementFormDefault. Questo significa che solo l'elemento radice sta nel namespace, mentre tutti i figli sono senza prefisso. I file reali usano prefissi diversi (p:, ns2:, b:, o nessuno), quindi gli elementi vanno cercati per nome locale, mai per nome qualificato.
Un file può contenere più fatture. Il nodo che si ripete è FatturaElettronicaBody, mentre l'intestazione con cedente e cessionario è unica. Un lotto va importato come N documenti distinti, non come uno solo.
E una regola contabile: l'imponibile per il registro IVA si prende dai DatiRiepilogo, non sommando le righe. Sono i dati che lo SdI controlla, e contengono già arrotondamenti e contributi cassa. Il campo ImportoTotaleDocumento è invece facoltativo e non controllato: se manca, non è un errore.
In sintesi
Per la prima fattura: strumenti gratuiti dell'Agenzia, niente firma, nome file con progressivo che non riuserai mai più, dodici giorni di tempo. Se il cliente è estero, natura N2.1 e occhio al bollo sopra 77,47 euro.
E prima ancora di emettere, due configurazioni una tantum: registra l'indirizzo telematico e attiva la conservazione a norma. Il costo è zero, il tempo dieci minuti, e ti evitano i due problemi che si scoprono sempre troppo tardi.
Fonti
- Agenzia delle Entrate, fatturazione elettronica (strumenti gratuiti)
- Guida alla compilazione della fattura elettronica, v. 1.10 dell'1/4/2025
- Schema XSD della fattura ordinaria, versione 1.2.3
- Circolare AdE 13/E del 2 luglio 2018 (scarto e ritrasmissione)
- Art. 21 DPR 633/1972 (fatturazione delle operazioni)
Questo adempimento srls.ai lo fa con te
Fatture elettroniche conformi, contabilità in partita doppia e scadenze calcolate dal tuo profilo, non copiate da un calendario.
Gestisci la SRLS con srls.ai