srls.ai

Diario: apriamo la nostra SRLS. Puntata 1, le decisioni

Pubblicato il 7 min di lettura

di Damiano, fondatore di srls.ai

Questo blog nasce da un lavoro che stiamo facendo per noi: aprire una SRLS e gestirla senza contabilità delegata. Ogni cosa che leggi qui l'abbiamo prima dovuta capire per decidere, e quasi sempre l'abbiamo capita male la prima volta.

Questa è la prima puntata, ed è la meno spettacolare: le decisioni di fase 0, quelle che si prendono prima di mettere piede da un notaio. Non ci sono ricevute da mostrare ancora. Ci sono però tre numeri che hanno spostato la scelta, e li mettiamo per iscritto adesso, in modo che tra un anno si possa verificare se avevamo ragione.

Regola del diario: raccontiamo solo quello che abbiamo effettivamente deciso o verificato, con la fonte accanto. Dove non abbiamo ancora fatto una cosa, lo diciamo.

Perché una società e non una partita IVA

La società ci serve per due motivi che non hanno niente a che vedere con il risparmio fiscale.

Il primo è la separazione patrimoniale. Un prodotto software che gira su infrastruttura di terzi, con clienti che pagano a ricorrenza, ha un profilo di rischio in cui rispondere con il patrimonio personale è una scelta che non vogliamo fare.

Il secondo è la struttura societaria: soci, quote, eventuale ingresso di qualcuno più avanti. Con una ditta individuale non esiste il problema, perché non esiste la possibilità.

Il calcolo fiscale, quello vero, dice una cosa scomoda che abbiamo scritto altrove: sotto una certa soglia di utile la SRL costa più di un forfettario, e il punto di pareggio si sposta parecchio a seconda di quanto ti paghi. Non abbiamo scelto la società perché conviene sui numeri di oggi. L'abbiamo scelta per quello che deve reggere domani.

SRLS o SRL ordinaria

Qui la decisione è stata rapida, e il motivo è uno solo: l'onorario notarile della SRLS costituita in presenza con il modello standard è zero per legge. L'art. 3 comma 3 del DL 1/2012 lo dice in una riga:

"L'atto costitutivo e l'iscrizione nel registro delle imprese sono esenti da diritto di bollo e di segreteria e non sono dovuti onorari notarili"

Tre esenzioni: bollo, diritti di segreteria, onorario. Sulla SRL ordinaria le stesse voci valgono tra 1.500 e 2.500 euro.

Il prezzo di quella gratuità è lo statuto standard del DM 138/2012, che non si può modificare: le sue clausole sono inderogabili per l'art. 2463-bis comma 2-bis c.c. Abbiamo letto lo statuto standard riga per riga chiedendoci una cosa sola: c'è qualcosa che ci serve e che lì dentro non c'è?

Per noi no, oggi. Non abbiamo bisogno di categorie di quote con diritti diversi, né di clausole di prelazione costruite su misura, né di un organo amministrativo collegiale. Se un giorno servisse, la trasformazione in SRL ordinaria si fa con un atto notarile e costa quello che sarebbe costato all'inizio. Abbiamo deciso di pagare quel costo dopo, se e quando serve, invece che adesso per un'ipotesi.

Una cosa che ci ha sorpreso: lo statuto standard è minimale anche dove ci saremmo aspettati il contrario. Per esempio non prevede la proroga a 180 giorni per l'approvazione del bilancio. Il termine per noi resta quello ordinario di 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio, quindi il 30 aprile. È un dettaglio che nessuno ti dice in fase 0 e che diventa una data in calendario in fase 4.

Quanto capitale versare

La legge dice da 1 euro a 9.999,99 euro. Le pagine che si posizionano su questa query raccontano l'1 euro come una conquista. Abbiamo deciso di versarne tra 1.000 e 5.000, e la ragione non è prudenziale, è aritmetica.

Il primo anno di esistenza di una SRLS costa circa 740 euro di sole voci obbligatorie: 200 di imposta di registro, 100 o 120 di diritto camerale, 309,87 di tassa sui libri sociali, più PEC, firma digitale e libri. Con un capitale di 1 euro quei 740 euro li anticipa qualcuno di tasca propria, e vanno comunque tracciati come finanziamento soci. Il patrimonio netto va sotto zero alla prima fattura di costo.

Poi c'è il problema pratico che i forum ripetono e le guide ignorano: le banche rifiutano il conto business alle società neocostituite con capitale simbolico. Un conto ci serve dal giorno uno, quindi la questione non è teorica.

La liquidità in eccesso si può sempre far entrare dopo come finanziamento soci infruttifero, che è restituibile. Il capitale sociale no. Quindi la regola che ci siamo dati: capitale quanto basta a coprire i costi di struttura del primo anno con margine, il resto come finanziamento.

I tre numeri che teniamo d'occhio

Sono i numeri su cui si gioca tutta la tesi del prodotto, e li scriviamo qui perché siano verificabili.

Numero Cosa è Dove l'abbiamo preso
629,87 euro costi obbligatori di apertura registro 200 + camerale 120 + tassa libri 309,87
~570 euro/anno costo incomprimibile di mantenimento camerale, tassa libri, deposito bilancio, PEC, firma
1.400-2.400 euro/anno contabilità delegata a uno studio prezzi di mercato, più IVA 22% e cassa 4%

Il terzo numero è due o tre volte i primi due messi insieme. È l'unica voce grossa e davvero comprimibile nella vita di una micro società, ed è il motivo per cui stiamo costruendo il prodotto invece di firmare un mandato annuale.

Va detto anche il rovescio: quei 1.400-2.400 euro comprano tempo e competenza, non solo digitazione. Fare da soli ha senso a volumi bassi e con un ciclo contabile semplice. La nostra società di servizi, senza magazzino, senza dipendenti e con poche decine di movimenti al mese, sta esattamente in quella finestra. Una società con dieci buste paga e le rimanenze da valutare no, e non ci proveremmo.

Le cose che sappiamo già di non poter fare da soli

Le abbiamo cercate prima di partire, perché la domanda giusta in fase 0 non è "cosa posso fare da solo" ma "dove mi fermo per forza".

Sono tre, e sono queste: l'atto costitutivo, che vuole il notaio; la revisione legale dell'art. 2477 c.c., che scatta sopra 4 milioni di attivo, 4 milioni di ricavi o 20 dipendenti per due esercizi consecutivi, e che una micro società non incontra; il visto di conformità, che serve solo per compensare in F24 crediti oltre 5.000 euro l'anno.

Ne aggiungiamo una quarta che riguarda la fine e non l'inizio: lo scioglimento volontario richiede di nuovo il notaio, perché l'art. 2480 c.c. richiama l'art. 2436. Aprire e chiudere sono i due momenti in cui non si scappa. In mezzo, no.

Cosa abbiamo sbagliato a credere

Due cose, entrambe nella prima settimana.

"Online è più economico." Falso, ed è il malinteso più costoso della fase 1. La costituzione in videoconferenza esiste dal 5 novembre 2022 ed è ordinaria, ma il modello standard allegato al DM MISE 155/2022 prevede un compenso notarile fino a metà della Tabella C del DM 140/2012. In presenza l'onorario è zero, online è dimezzato ma non nullo. Online si compra tempo, non si risparmia denaro.

"La tassa sui libri sociali si paga con F24." Dal secondo anno sì, codice tributo 7085, entro il 16 marzo. Il primo anno no: si paga con bollettino sul conto corrente postale 6007, intestato all'Agenzia delle Entrate, Centro Operativo di Pescara. Chi sbaglia canale si ritrova un versamento che non si aggancia. Questa è la trappola che ci ha convinti che un percorso guidato serva davvero: non è difficile, è invisibile.

Cosa c'è nella prossima puntata

La costituzione vera: appuntamento, documenti, versamento del capitale, tempi effettivi dall'atto all'iscrizione, e la fattura del notaio riga per riga. Se i conti che abbiamo scritto qui non torneranno, lo scriveremo lì.

Il percorso completo che abbiamo mappato conta 45 passaggi in cinque fasi, dalla scelta della forma giuridica al deposito del bilancio. Siamo al passaggio otto.

Fonti

Questa decisione, nel percorso di srls.ai, è già impostata

La fase 0 ti fa le domande nell'ordine giusto (forma, soci, ATECO, sede, come ti paghi) e tiene le risposte per tutto il resto del percorso.

Comincia dalle decisioni