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Contributi INPS dell'amministratore: 35,03%, non 26,07% (e la differenza sono migliaia di euro)

Pubblicato il 6 min di lettura

di Damiano, fondatore di srls.ai

Se ti deliberi un compenso da amministratore di SRL e non sei coperto da nessun'altra forma previdenziale obbligatoria, l'aliquota della Gestione Separata INPS per il 2026 è 35,03%. Non 26,07%, che è l'aliquota dei liberi professionisti con partita IVA e che vediamo attribuita agli amministratori con una certa frequenza.

Su un compenso di 30.000 euro la differenza tra le due aliquote è di 2.688 euro l'anno. Non è un dettaglio tecnico.

Se invece sei pensionato oppure sei già iscritto a un'altra gestione previdenziale obbligatoria, l'aliquota scende al 24%. È la stessa persona, la stessa carica, lo stesso compenso: cambia solo la tua posizione previdenziale complessiva.

Le aliquote 2026

Fonte: Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026.

Situazione dell'amministratore Aliquota 2026
Iscritto in via esclusiva alla Gestione Separata 35,03%
Pensionato, o già iscritto ad altra gestione obbligatoria 24%
(per confronto) Libero professionista con partita IVA 26,07%

Il 35,03% si compone così:

Componente Aliquota
IVS (pensione) 33,00%
Malattia, maternità, assegni familiari 0,72%
DIS-COLL 1,31%
Totale 35,03%

Massimale di reddito imponibile 2026: 122.295 euro. Oltre quella soglia non si versa più nulla.

Il dettaglio che quasi tutti sbagliano: la DIS-COLL

L'1,31% di DIS-COLL è la parte che genera più confusione, e vale la pena capirla perché è esattamente ciò che separa il 35,03% dal 33,72%.

Gli amministratori di società versano la DIS-COLL se sono iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata, non sono pensionati e non hanno partita IVA. Lo prevede l'art. 15 comma 15-bis del D.Lgs. 22/2015, con i chiarimenti della circolare INPS 122/2017.

Il paradosso è che gli amministratori sono esclusi dalla prestazione: pagano il contributo per l'indennità di disoccupazione dei collaboratori, ma non possono percepirla. È una stortura nota e più volte contestata, ma è il diritto vigente e il contributo è dovuto.

Questo spiega perché parecchi calcolatori online restituiscono un numero più basso: applicano l'aliquota dei collaboratori senza DIS-COLL, che agli amministratori non spetta.

Chi paga, quanto e quando

Il carico si divide per legge:

Quota
A carico della società due terzi
A carico dell'amministratore un terzo

Versa la società, per intero, con F24, entro il 16 del mese successivo a quello di effettivo pagamento del compenso. La quota di un terzo viene trattenuta all'amministratore in busta, come una ritenuta.

Un esempio concreto su un compenso lordo di 30.000 euro, amministratore iscritto in via esclusiva:

Voce Importo
Compenso lordo 30.000,00
Contributo totale 35,03% 10.509,00
di cui a carico società (2/3) 7.006,00
di cui a carico amministratore (1/3) 3.503,00

Il costo pieno per la società è quindi 37.006 euro, non 30.000. È il numero da usare nel business plan, e per una micro società è una differenza che pesa.

La società deve poi rilasciare la Certificazione Unica e presentare il modello 770. Sono due adempimenti annuali che scattano appena deliberi un compenso, e che non esistono se non lo deliberi.

Senza compenso non c'è Gestione Separata

Regola secca: la Gestione Separata scatta solo se il compenso è deliberato ed erogato. Amministratore a titolo gratuito significa nessun contributo, nessuna CU, nessun 770.

Questo apre una scelta reale per chi apre una micro società, ma va fatta con due avvertenze.

Prima avvertenza: la gratuità va messa per iscritto. Deve risultare dall'atto costitutivo o da una decisione del socio. Non è un default che si applica in silenzio.

Seconda avvertenza, la più importante: azzerare il compenso non ti mette al riparo dai contributi. Se svolgi personalmente l'attività operativa della società in modo abituale e prevalente, scatta un obbligo diverso e molto più pesante, quello della Gestione Commercianti, con circa 4.611,64 euro l'anno di contributi fissi dovuti anche a reddito zero.

Sono due presupposti indipendenti: uno guarda al compenso, l'altro al lavoro. Rinunciare al compenso elimina il primo e lascia intatto il secondo.

La differenza strutturale con la Gestione Commercianti

Questo è il punto che rende la Gestione Separata molto meno spaventosa di quanto sembri, ed è raramente spiegato bene.

Gestione Separata Gestione Commercianti
Contributi fissi minimi nessuno ~4.611,64 euro l'anno
Base di calcolo solo il compenso effettivamente erogato minimale di reddito, più percentuale sull'eccedenza
Se non percepisci nulla non versi nulla versi comunque i fissi

Nella Gestione Separata i contributi sono interamente proporzionali: non esiste un minimo da versare a vuoto. Se un anno non ti paghi, non versi. Se ti paghi 5.000 euro, versi su 5.000 euro.

Nella Gestione Commercianti no: i fissi si pagano in quattro rate anche se la società chiude l'anno in perdita.

Per una micro società che parte, questa differenza è probabilmente la variabile previdenziale più importante di tutte.

Il minimale serve alla pensione, non al versamento

C'è un numero che genera equivoci: il minimale di reddito 2026, pari a 18.808 euro. Non è una soglia minima di versamento, è la soglia che determina quanti mesi di contribuzione ti vengono accreditati.

Se il compenso annuo raggiunge 18.808 euro, ti vengono accreditati 12 mesi pieni. Sotto quella soglia l'accredito è proporzionale: con un compenso della metà ti accrediti circa sei mesi.

Il contributo che corrisponde al minimale, alle aliquote 2026, è:

Aliquota Contributo sul minimale
35,03% (amministratori in via esclusiva) 6.588,44
26,07% (professionisti) 4.903,25

Serve a rispondere a una domanda pratica: se ti paghi poco, guadagni poca pensione, ma non devi niente in più. È una conseguenza previdenziale, non un debito.

Come si delibera il compenso senza perdere la deducibilità

Il compenso all'amministratore è deducibile per la società ai sensi dell'art. 95 TUIR, ma a tre condizioni che vanno rispettate tutte:

  1. La delibera deve precedere il pagamento. Una delibera retroattiva non sana un compenso già erogato. È l'errore più frequente e il più facile da evitare: basta verbalizzare prima.
  2. Vale il principio di cassa, non di competenza. Il compenso è deducibile nell'esercizio in cui viene effettivamente pagato, non in quello in cui è maturato.
  3. L'importo deve essere congruo rispetto alla funzione svolta e alle dimensioni della società. Compensi manifestamente sproporzionati sono contestabili.

Nella società unipersonale, dove socio e amministratore sono la stessa persona, il formalismo conta di più, non di meno: la decisione va verbalizzata nel libro delle decisioni dei soci, nella qualità giusta. È l'unica prova che quel compenso è stato deliberato prima di essere pagato.

In sintesi

Se ti deliberi un compenso e non hai altra copertura previdenziale, metti a budget il 35,03%, di cui due terzi a carico della società, versato con F24 entro il 16 del mese successivo al pagamento. Il costo pieno di un compenso di 30.000 euro è di circa 37.000 euro.

Se non ti deliberi nessun compenso non versi nulla in Gestione Separata, ma verifica separatamente la posizione Commercianti, perché quella dipende dal lavoro che svolgi e non dal compenso che prendi. È lì che si nasconde la spesa più grande, ed è anche la questione su cui la giurisprudenza recente è più favorevole al contribuente di quanto la prassi INPS lasci pensare.

Fonti

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