
Il conto corrente business per la SRL: quale serve davvero e quanto costa
Pubblicato il 6 min di lettura
di Damiano, fondatore di srls.ai
Non esiste una norma che dica "la SRL deve aprire un conto dedicato entro X giorni". Ma è un obbligo di fatto, e provare a farne a meno è uno dei modi più efficaci per perdere la responsabilità limitata.
Prima di guardare i prezzi, verifica due requisiti tecnici che nessun comparatore mette in evidenza e che possono renderti inutilizzabile un conto altrimenti ottimo: IBAN italiano e possibilità di domiciliare gli F24.
Sui costi: le banche tradizionali stanno tipicamente tra 10 e 30 euro al mese, le fintech business partono da zero. La differenza vera però non è il prezzo, è che le banche tradizionali rifiutano sistematicamente le SRLS neocostituite con capitale simbolico.
Perché serve, se non è obbligatorio per legge
Quattro ragioni, in ordine di gravità.
1. Autonomia patrimoniale. È la ragione per cui hai costituito una società. Mescolare il conto personale con quello della società è la via classica per far "bucare il velo societario": un creditore che dimostra la confusione dei patrimoni ha un argomento serio per aggredire il tuo.
2. F24 telematici. I versamenti della società si fanno con F24 telematico e addebito su conto. Serve un conto intestato alla società.
3. Antiriciclaggio. Il D.Lgs. 231/2007 impone tracciabilità e adeguata verifica. Una società che opera su un conto personale è un'anomalia che salta all'occhio al primo controllo.
4. Versamento del capitale. Il capitale va versato all'organo amministrativo e i mezzi di pagamento vanno indicati nell'atto. Quando socio unico e amministratore coincidono, il versamento è formalmente un'auto-consegna: renderlo tracciabile con un bonifico sul conto della società è la prova che ti evita il rischio più serio della fase iniziale.
Su quest'ultimo punto vale la pena essere espliciti. L'art. 2462 comma 2 c.c. fa perdere al socio unico la responsabilità limitata per le obbligazioni sorte nel periodo in cui il capitale non è stato integralmente versato. Il conto della società è dove quella prova si costruisce.
I due requisiti tecnici da verificare
IBAN italiano. Molti conti business europei assegnano IBAN esteri (lituani, irlandesi, tedeschi). Legalmente sono validi in tutta l'area SEPA, ma nella pratica creano attriti: alcune controparti pubbliche e alcuni servizi di addebito diretto li rifiutano, e ogni tanto qualcuno storce il naso su un IBAN estero in fattura.
Domiciliazione degli F24. È il requisito che ti può bloccare davvero. Non tutti i conti business supportano l'addebito degli F24, e senza quella funzione ti trovi a dover pagare le imposte della società da un altro conto, il che riporta il problema al punto di partenza.
Su questo aggiungiamo un'avvertenza onesta: risulta che l'addebito dell'F24 richieda un conto intestato al codice fiscale della società, ma non abbiamo verificato il vincolo tecnico su fonte diretta. Prima di scegliere un fornitore, chiedilo esplicitamente al servizio clienti e fatti dare una risposta scritta.
Banche tradizionali o fintech
| Banca tradizionale | Fintech business | |
|---|---|---|
| Costo mensile | 10 - 30 euro | 0 - 30 euro |
| Tempi di apertura | 2 - 6 settimane | 1 - 10 giorni |
| SRLS con capitale minimo | spesso rifiutata | di norma accettata |
| IBAN italiano | sì | da verificare |
| Fido e finanziamenti | sì | raramente |
| Export CSV dei movimenti | spesso scarso | di norma buono |
Il rifiuto delle SRLS neocostituite da parte delle banche tradizionali è il motivo pratico numero uno per cui sconsigliamo di partire con capitale a 1 euro. Non è una regola scritta: è che una società con un euro di patrimonio, senza storia e senza bilanci, è un profilo di rischio che molte filiali semplicemente non prendono.
Se ti serve una banca tradizionale, per un finanziamento o perché lavori con clienti che lo richiedono, parti con 1.000-5.000 euro di capitale e la conversazione cambia.
Il criterio che quasi nessuno considera: l'export
Se gestisci la contabilità in proprio, c'è un fattore che pesa più del canone mensile: la qualità dell'export dei movimenti.
Ogni mese devi riconciliare i movimenti bancari con le fatture. Se l'export è un CSV pulito, con date, importi, causali e un identificativo univoco per movimento, la riconciliazione è meccanica. Se l'export è un PDF, o un CSV con le colonne che cambiano formato, ci passi ore.
Cosa guardare, in ordine:
- Formato CSV con intestazioni stabili, non PDF;
- Identificativo univoco per ogni movimento, che serve a non duplicare le registrazioni;
- Storico disponibile ampio, non solo gli ultimi tre mesi;
- eventuale API per i movimenti, se vuoi automatizzare.
Su quest'ultimo punto il panorama è meno roseo di quanto sembri. Alcuni fornitori hanno API dirette per i movimenti, altri offrono solo l'export manuale dalla dashboard. E dopo la fine dei piani gratuiti degli aggregatori di open banking, non esiste più un'opzione a costo quasi zero per collegare una banca tradizionale via API.
La conseguenza pratica: se scegli un conto senza API, metti in conto un import manuale di file ogni mese. Non è drammatico a bassi volumi, ma è bene saperlo prima invece di scoprirlo alla prima chiusura.
I documenti per aprirlo
L'adeguata verifica antiriciclaggio richiede, di norma:
- visura camerale aggiornata, con la pratica evasa: una "pratica in istruttoria" non basta e viene respinta;
- atto costitutivo e statuto;
- codice fiscale e partita IVA della società;
- documento d'identità dell'amministratore;
- dati del titolare effettivo, che nella unipersonale è il socio unico;
- descrizione dell'attività e provenienza dei fondi.
L'errore di tempistica più comune è presentarsi in banca con la ricevuta di protocollo invece della visura evasa. La ricevuta vale come titolo per avviare l'attività, ma non per l'apertura di un conto.
Quanti conti servono
Uno è il minimo, ma per una società digitale spesso ne servono due o tre, e conviene deciderlo prima:
- il conto operativo principale;
- eventualmente un conto in valuta, se incassi in dollari e vuoi evitare conversioni a ogni transazione;
- il conto del gestore di pagamenti (Stripe o simili), che contabilmente non è una banca ma un conto transitorio.
Quest'ultima distinzione è importante in contabilità: il saldo presso il gestore di pagamenti è un credito, e il bonifico che arriva in banca non è un ricavo ma un giroconto. Se lo registri come ricavo, contabilizzi due volte lo stesso incasso.
Cosa non fare mai
- Usare il conto personale per operazioni della società, nemmeno "solo all'inizio, poi sistemo". È la confusione patrimoniale, ed è irreparabile a posteriori.
- Pagare i costi della società con la carta personale senza formalizzare nulla. Se anticipi delle spese, va registrato come finanziamento soci o come rimborso, con una traccia scritta.
- Prelevare dalla società senza titolo. Ogni euro che esce deve avere una causale: compenso deliberato, dividendo, rimborso spese, restituzione di finanziamento.
Su quest'ultimo punto una regola formale che vale la pena conoscere: i contratti tra società e socio unico sono opponibili ai creditori solo se risultano dal libro delle decisioni degli amministratori o da un atto scritto con data certa (art. 2478 comma 3 c.c.). Un finanziamento soci non verbalizzato, il giorno in cui serve dimostrarlo, rischia di non valere nulla.
In sintesi
Apri il conto appena hai la visura evasa. Verifica IBAN italiano e domiciliazione F24 prima di firmare, e chiedi la risposta per iscritto. Guarda com'è fatto l'export dei movimenti, perché è il fattore che ti costerà o ti farà risparmiare ore ogni mese.
E tieni il conto della società rigorosamente separato dal tuo. È la cosa più semplice di tutto il percorso, ed è anche quella che, se sbagliata, annulla il motivo per cui hai aperto una società.
Fonti
- D.Lgs. 231/2007 (obblighi antiriciclaggio e adeguata verifica)
- Art. 2462 c.c. (responsabilità limitata e patrimonio sociale)
- Art. 2464 c.c. (versamento dei conferimenti all'organo amministrativo)
- Art. 2478 co. 3 c.c. (opponibilità dei contratti con il socio unico)
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