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Concordato preventivo biennale 2026-2027: riguarda la tua SRL? Hai tempo fino al 31 ottobre

Pubblicato il 6 min di lettura

di Damiano, fondatore di srls.ai

Sì, una SRL può aderire al concordato preventivo biennale, ma a una condizione che esclude parecchie micro società: deve applicare gli ISA, gli indici sintetici di affidabilità fiscale. Non è una misura per le sole partite IVA individuali, come si legge spesso.

Il termine per aderire al biennio 2026-2027 è stato prorogato al 31 ottobre 2026. Poiché quel giorno cade di sabato, l'invio telematico slitta al primo giorno lavorativo successivo, lunedì 2 novembre 2026.

Attenzione a una cosa, perché in questo momento è la fonte di confusione più comune: molte pagine indicano ancora il 30 settembre 2026. Era il termine originario, superato dalla proroga introdotta in sede di conversione del decreto fiscale. Se ti sei segnato settembre, hai un mese in più di quello che pensi. Verifica comunque la data sul portale dell'Agenzia prima di decidere.

Cos'è, in una riga

Il CPB è un accordo con l'Agenzia delle Entrate: tu accetti in anticipo un reddito imponibile per due anni, e su quello paghi le imposte anche se poi guadagni di più. Se guadagni meno, paghi comunque su quello concordato.

È una scommessa sulla direzione della tua attività, non un'agevolazione. Chi cresce ci guadagna, chi cala ci perde.

Chi può aderire (e perché molte micro SRL non possono)

Il requisito è uno solo: applicare gli ISA. Le società di capitali che esercitano attività per cui esistono ISA approvati e li applicano possono accedere, e l'accettazione comporta assoggettare a IRES ed eventualmente a IRAP i redditi preconcordati.

Il punto pratico, che riguarda direttamente chi legge questo blog: se la tua SRL è appena nata, non puoi aderire. Nel primo periodo d'imposta non hai un punteggio ISA, e senza quello non c'è nessuna proposta da accettare. Vale anche per chi è in un anno di inizio attività.

Quindi, se stai aprendo adesso, la risposta onesta è: non ti riguarda ancora. Ti riguarderà tra due o tre anni, quando avrai una storia fiscale e un punteggio. Vale la pena saperlo da subito perché condiziona una scelta a monte, cioè quanto ti conviene tenere sotto controllo il punteggio ISA nei primi esercizi.

Restano poi le cause di esclusione ordinarie, che il modello raccoglie in una sezione dedicata: mancata presentazione delle dichiarazioni, debiti tributari sopra soglia non definiti, condanne per determinati reati tributari, e alcune operazioni straordinarie.

Il punteggio ISA decide quasi tutto

Il voto ISA del 2025 è il parametro centrale. Determina due cose insieme.

Quanto può crescere la proposta. Il limite agli incrementi è inversamente proporzionale al livello di affidabilità: più alto è il punteggio, più contenuto è l'aumento che l'Agenzia ti può proporre. Il decreto fiscale del 2026 ha introdotto tetti anche per chi ha punteggi bassi, che prima erano scoperti:

Punteggio ISA 2025 Tetto all'incremento
tra 6 e 8 30%
sotto 6 35%

Chi rinnova dopo aver già aderito al biennio 2024-2025 e ha un ISA almeno pari a 8 vede gli incrementi dimezzati. È lo sconto pensato per premiare la continuità, e rende il rinnovo sensibilmente più conveniente della prima adesione.

Quanto paghi sul maggior reddito. Sulla parte di reddito concordato che eccede quello dichiarato in precedenza si applica un'imposta sostitutiva che va dal 10% al 15%, sempre in funzione del punteggio: più sei affidabile, meno paghi. Il 10% spetta ai punteggi più alti.

È questo il vero incentivo economico del CPB: non pagare meno sul reddito che già dichiaravi, ma pagare a tassazione ridotta sull'incremento che accetti.

Cosa il concordato NON copre

Un equivoco che costa caro: l'IVA resta fuori. Continui a liquidarla e versarla in modo ordinario, sul fatturato reale. Il CPB riguarda le imposte sui redditi ed eventualmente l'IRAP, non l'imposta sul valore aggiunto.

Restano fuori anche i contributi previdenziali nella loro determinazione ordinaria, e restano fuori tutti gli obblighi contabili e dichiarativi: aderire al concordato non ti esonera da niente. Continui a tenere la contabilità, a fare il bilancio, a depositarlo e a presentare le dichiarazioni.

Il vincolo che pesa: dura due anni

L'adesione impegna per due periodi d'imposta, non uno. È la caratteristica che più spesso viene sottovalutata.

Nella pratica significa che stai scommettendo sul 2026 e sul 2027 insieme, in un momento, ottobre 2026, in cui il 2026 è già quasi finito e il 2027 è tutto da vedere. Se il secondo anno va male, il reddito concordato resta dovuto.

Esiste una valvola di sfogo per gli eventi straordinari: se l'attività subisce una sospensione, la proposta può essere ridotta del 10% per sospensioni tra 30 e 60 giorni e del 20% per sospensioni oltre 60 giorni e fino a 120. Sono riduzioni pensate per calamità e interruzioni oggettive, non per un anno commercialmente storto.

Conviene?

Non possiamo dirtelo, e diffida di chi risponde in astratto: dipende da un numero che conosci solo tu, cioè quanto pensi di crescere nel biennio.

Il criterio è però semplice da formulare. Il CPB conviene se prevedi che il reddito reale dei prossimi due anni sarà superiore a quello concordato: la differenza la incassi senza imposte aggiuntive. Non conviene se prevedi stabilità o calo, perché ti sei impegnato a pagare su un reddito che non farai.

Tre elementi da mettere sul piatto, oltre al calcolo puro:

  • Il tetto agli incrementi ora c'è per tutti, e questo rende la proposta più prevedibile rispetto ai primi anni della misura.
  • Il rinnovo con ISA alto è molto più conveniente della prima adesione, per via del dimezzamento degli incrementi. Se sei alla prima volta, sappi che stai valutando la versione meno vantaggiosa dello strumento.
  • La prevedibilità ha un valore in sé. Per una micro società con cassa tesa, sapere in anticipo quanto pagherà di imposte per due anni vale qualcosa, anche se il conto finale fosse leggermente più alto.

Se ti riconosci nel caso "il prossimo anno cresco parecchio e sono affidabile", il CPB è probabilmente lo strumento fatto per te. Se stai per aprire, o se il tuo è un anno di transizione, la risposta è quasi sempre no o non ancora.

Cosa fare entro il 2 novembre

Se applichi gli ISA e stai valutando l'adesione:

  1. Recupera il punteggio ISA 2025: è il numero che determina sia il tetto all'incremento sia l'aliquota sostitutiva.
  2. Calcola la proposta con il software dell'Agenzia e confrontala con la tua previsione realistica di reddito 2026 e 2027.
  3. Verifica di non avere cause di esclusione, in particolare debiti tributari non definiti.
  4. Ricorda che stai decidendo per due anni, e che il secondo lo conosci pochissimo.
  5. Invia entro il 2 novembre 2026.

Se non applichi gli ISA, o se la società è appena nata, per quest'anno la questione è chiusa e puoi tornare alle scadenze che ti riguardano davvero.

Fonti

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