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Compenso o dividendi: come pagarti dalla tua SRL nel 2026

Pubblicato il 7 min di lettura

di Damiano, fondatore di srls.ai

Sotto i 50.000 euro circa di utile prima del compenso, conviene il compenso all'amministratore. Sopra, conviene il dividendo. In mezzo la differenza è di poche centinaia di euro e decidono altri fattori.

Il punto di pareggio si è spostato quest'anno, e per una ragione precisa: dal 2026 il secondo scaglione IRPEF è sceso dal 35% al 33% (L. 199/2025). Tutte le simulazioni fatte con il 35% sono da rifare, e quasi nessuno le ha rifatte.

Sotto ci sono i conti completi. Prima, tre cose che cambiano la lettura di tutto il resto.

Tre premesse che spostano i numeri

Il compenso abbatte l'IRES ma non l'IRAP. La base imponibile IRAP è il valore della produzione netta, e i compensi per collaborazione coordinata e continuativa sono indeducibili. Quindi l'IRAP che paghi è identica nei due scenari: non è una variabile del confronto, è una costante. Questo semplifica il ragionamento più di quanto sembri.

Il compenso va deliberato. Senza una decisione dei soci che lo stabilisce, il compenso dell'amministratore non è deducibile. È una formalità di due righe nel libro delle decisioni, ma senza quella il costo più grosso della tua società diventa indeducibile.

Il compenso si deduce per cassa. L'art. 95 comma 5 TUIR lo lega all'anno di pagamento effettivo, non a quello di imputazione. Con un'eccezione che è una data secca: la cassa allargata fa considerare percepito nell'anno precedente il compenso pagato entro il 12 gennaio. Il 13 gennaio è un altro anno fiscale.

Come si tassano, in una riga ciascuno

Compenso: la società lo deduce dall'IRES, paga i contributi INPS della Gestione separata al 35,03% (due terzi a suo carico, un terzo trattenuto all'amministratore), e sul compenso l'amministratore paga IRPEF progressiva con le detrazioni da lavoro assimilato.

Dividendo: la società paga IRES al 24% sull'utile, poi sulla distribuzione applica la ritenuta a titolo d'imposta del 26%. Il socio non dichiara nulla.

Le aliquote IRPEF 2026:

Scaglione Aliquota
fino a 28.000 euro 23%
da 28.001 a 50.000 euro 33%
oltre 50.000 euro 43%

I conti, tre scenari

Ipotesi comuni: micro SRL di servizi, socio unico amministratore senza altra copertura previdenziale, nessun altro reddito, addizionali regionali e comunali stimate al 2% complessivo, deduzione forfettaria IRAP di 8.000 euro, aliquota IRAP ordinaria del 3,90%. Il punto di partenza è l'utile prima del compenso e prima delle imposte.

Scenario 1: 40.000 euro

Tutto compenso Tutto dividendo
IRAP 1.248 1.248
Compenso lordo 31.415 0
Contributi INPS (società + amministratore) 11.005 0
IRES 24% 0 9.600
IRPEF netta da detrazioni 3.449 0
Addizionali 555 0
Ritenuta 26% sul dividendo 0 7.580
Netto in tasca 23.743 21.572

Il compenso vince di 2.171 euro. E oltre a quello, hai versato 11.005 euro di contributi che sono pensione, non tasse.

Scenario 2: 55.000 euro

Tutto compenso Tutto dividendo
Netto in tasca 28.822 29.576

Qui il dividendo passa avanti, ma di 754 euro: è sostanzialmente un pareggio, e a questi livelli la scelta la fanno considerazioni non fiscali.

Scenario 3: 80.000 euro

Tutto compenso Tutto dividendo
Netto in tasca 38.199 42.914

Il dividendo vince di 4.715 euro, e il distacco cresce da qui in su.

Perché il pareggio sta lì

Due forze si incrociano intorno ai 50.000 euro di utile.

Il compenso parte avvantaggiato perché è deducibile: azzera l'IRES del 24% alla radice, e sui primi 28.000 euro sconta solo il 23% di IRPEF, ulteriormente ridotto dalle detrazioni per redditi assimilati (art. 13 TUIR), che a quei livelli valgono da 1.000 a quasi 3.000 euro. Il suo costo è il 35,03% di contributi.

Il dividendo ha un prelievo fisso e insensibile all'importo: 24% di IRES più 26% di ritenuta, cioè 43,8% complessivo sulla parte distribuita, che non cresce mai.

Quando il compenso sale, entra nel 33% e poi nel 43%, le detrazioni si azzerano oltre i 50.000 euro di reddito, e la somma di IRPEF, addizionali e contributi supera il 43,8% fisso del dividendo. Da lì in avanti il dividendo è più efficiente e lo resta.

Il calo del secondo scaglione dal 35% al 33% ha spostato il pareggio verso l'alto di qualche migliaio di euro rispetto al 2025: più utile di prima resta nella zona in cui conviene il compenso.

La risposta pratica: quasi sempre un mix

Il confronto tra i due estremi serve a capire il meccanismo. La scelta sensata quasi sempre non è né l'uno né l'altro, ma il dosaggio.

La regola pratica che ne esce, e che vale per la maggior parte delle micro società:

Copri con il compenso la fascia al 23%, cioè fino a circa 28.000 euro di imponibile, e distribuisci il resto come dividendo.

Quella fascia è dove il compenso è imbattibile: aliquota bassa, detrazioni piene, deducibilità piena. Oltre, l'IRPEF marginale supera il costo complessivo del dividendo e il vantaggio si rovescia.

Due correttivi da conoscere:

  • Il minimale della Gestione separata è di 18.808 euro per il 2026. Sotto quella soglia di compenso annuo non maturi dodici mesi di accredito contributivo, ma solo la frazione corrispondente. Se ti interessa l'anzianità contributiva, è una soglia da guardare prima di scendere sotto.
  • Il massimale è di 122.295 euro. Oltre, i contributi non si versano più, e questo cambia il calcolo per i compensi alti: sopra il massimale il costo marginale del compenso scende bruscamente.

Quello che i numeri non dicono

Cinque fattori che nella pratica pesano quanto il calcolo, a volte di più.

1. La cassa. Il compenso lo paghi quando vuoi durante l'anno. Il dividendo no: serve un utile realizzato e un bilancio approvato. Se hai bisogno di reddito mensile, il dividendo semplicemente non è disponibile prima dell'approvazione, e con l'esercizio solare significa aspettare la primavera successiva.

2. La pensione. I contributi versati sulla Gestione separata non sono un costo secco, sono l'unica cosa che ti costruisce una posizione previdenziale. Sul dividendo non versi nulla e non maturi nulla. Chi paragona compenso e dividendi guardando solo il netto in tasca sta confrontando due cose che non fanno lo stesso lavoro.

3. La riserva legale. Se la società ha capitale sotto i 10.000 euro, quindi ogni SRLS, l'art. 2463 comma 5 c.c. impone di accantonare un quinto degli utili finché capitale e riserva insieme non raggiungono 10.000 euro. Quella parte non è distribuibile, punto. Il compenso non incontra questo vincolo.

4. I 200 euro della registrazione. Il verbale che distribuisce utili va registrato entro 30 giorni, con imposta di registro fissa di 200 euro. Su dividendi piccoli è un costo che pesa in percentuale.

5. Il tuo reddito complessivo. Tutti i conti qui sopra presumono che il compenso sia il tuo unico reddito. Se hai già un lavoro dipendente o altri redditi, il compenso si somma e parte da uno scaglione più alto, mentre il dividendo resta al 26% qualunque cosa tu guadagni altrove. In quel caso il pareggio si sposta molto in basso, e spesso il dividendo conviene sempre.

Come rifare il conto sul tuo caso

Cinque passaggi, con una calcolatrice:

  1. parti dall'utile prima del compenso e prima delle imposte;
  2. calcola l'IRAP, che è uguale nei due scenari e quindi puoi sottrarre subito;
  3. per il compenso: dividi quello che resta per 1,2335 per ottenere il lordo (il resto sono i contributi a carico della società), togli il terzo di contributi a carico tuo, applica gli scaglioni IRPEF, sottrai le detrazioni dell'art. 13 e aggiungi le addizionali della tua regione e del tuo comune;
  4. per il dividendo: togli il 24% di IRES, poi il 26% di ritenuta su quello che resta;
  5. confronta i due netti, e ricordati di annotare a parte i contributi versati nel primo scenario: sono l'unica voce che non è una tassa.

Se il risultato è vicino, e nell'intervallo tra 45.000 e 60.000 euro lo sarà, scegli in base alla cassa e alla pensione, non ai numeri. Con differenze sotto i mille euro l'anno, la fiscalità non è più il criterio giusto.

Fonti

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